giovedì 31 luglio 2014

Dalla Terra alla Luna di Jules Verne

Casa editrice: Scrivere Edizioni
Traduzione: C. G. Pizigoni
Numero pagine: 340
Formato: e-book
Quarta di copertina: "I soci del Gun-Club, associazione americana di artiglieri, con sede a Baltimora, annunciano che un proiettile lanciato da un cannone di loro invenzione è in grado di raggiungere la Luna. Il proiettile sarà di forma sferica, costruito in alluminio, mentre il dispositivo di lancio, un'enorme bocca in ghisa scavata nel terreno, utilizzerà il Fulmicotone come detonatore. "Dalla Terra alla Luna" è una delle storie più celebri di Verne ed è la prima parte di un dittico che si chiude con "Intorno alla Luna". Verne anticipa le prime fasi dello storico allunaggio avvenuto poi realmente il 20 luglio 1969."

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Questo è uno di quei libri che mi hanno lasciato un po' di amaro in bocca. Di Verne ho letto, quando ero una bimbetta Viaggio al centro della terra e, successivamente, il meraviglioso Ventimila leghe sotto i mari ed essendomi innamorata di quest'ultimo libro avevo deciso di approfondire ulteriormente questo autore acquistando uno dei suoi libri più famosi.

La storia in realtà è molto semplice, ma intrigante quanto basta: a Baltimora, i soci del Gun-Club (guerrafondai convinti) non riescono a darsi pace per la fine dei conflitti tra Nord e Sud, una tregua che per loro significa non poter più sperimentare sempre più accurate e precise macchine di morte e distruzione (e sono talmente disperati che in più occasioni arriveranno ad ipotizzare la possibilità di dichiarare guerra ad un qualsiasi stato estero pur di continuare nei propri studi e nei propri esperimenti). La situazione è in stallo e rischia di precipitare ulteriormente senonché il presidente del Club (Barbicane) propone a tutti i membri un'impresa straordinaria: impegnare le loro fervide menti per mandare un proiettile nientemeno che sulla luna. La proposta genera immediato entusiasmo, soprattutto perché un'impresa di tali proporzioni può essere - a loro avviso - compiuta solo dagli americani. Iniziano i preparativi e ci vogliono mesi per decidere e completare il tutto, ma alla fine si trovano gli accordi necessari e i lavori vengono portati a compimento.

In tutto questo si aggiunge un nuovo personaggio: Michele Ardan, un francese, che decide di collocarsi all'interno del proiettili e giungere lui stesso sulla luna. Le motivazioni di questa decisione sono anzitutto la voglia di compiere un'impresa storica e poi la curiosità di conoscere gli abitanti del satellite terrestre; tutti i rischi dell'impresa che gli vengono fatti notare dal capitano Nicholl (acerrimo nemico del presidente Barbicane) non vengono nemmeno presi in considerazione.

Alla fine, per una serie di coincidenze ed eventi, a partire per la luna - sul "proiettile-wagon", accessoriato di tutte le comodità del caso - non sarà solo Ardan, ma a lui si uniranno proprio Barbicane e Nicholl. La partenza ha luogo il primo dicembre: nello stupore e nell'entusiasmo generale il proiettile e i suoi passeggeri vengono sparati verso la luna. Tuttavia le cose non vanno propriamente come sperato: il proiettile ha sì la forza di raggiungere la luna, ma la manca per un soffio con la conseguenza di venire attirato nell'orbita dell'astro diventando a tutti gli effetti un nuovo satellite, destinato a ruotarvi attorno per l'eternità. Il libro si chiude così, con la domanda inespressa: "e ora cosa succederà?" (tanto che c'è un seguito a questo volume).

Ma perché l'amaro in bocca? Perché per i primi 10 capitoli ho avuto l'impressione di star leggendo uno dei miei vecchi libri universitari di Scienze della Terra, mentre per i successivi cinque ho creduto di aver scaricato per sbaglio un manuale di fisica. La storia, almeno per me, ha iniziato a diventare avvincente solo dopo questi primi ostacoli che mi hanno reso la lettura veramente faticosa e ostica. E, aggiungerei, anche noiosa perché dopo l'ennesima pagina di nozioni scientifiche mi son chiesta se mai si sarebbe arrivati ad un dunque.

Fortunatamente nelle pagine successive la media si risolleva e la genialità dell'idea inizia ad emergere: non solo Verne ha anticipato di quasi un secolo il viaggio sulla luna (il libro è datato 1865), ma ha descritto abilmente anche il popolo americano (borioso, sicuro di sé, con una spiccata propensione a dominare tutti e tutto - la Luna ne è un esempio eclatante). La conclusione poi mi è piaciuta particolarmente: non solo l'esperimento è parzialmente fallito, ma una delle principali domande che accompagnano questo infausto esito della missione è proprio quella di chiedersi se forse non si è osato troppo e se la natura non abbia per caso deciso di vendicarsi sottilmente.

Ora sono curiosa di leggere la prosecuzione di quest'avventura, ma fintanto che non ci sarà il formato e-book (e quindi economico) credo che soprassiederò e mi getterò invece su, sempre dello stesso autore, Il giro del mondo in 80 giorni.

VOTO: 3/5

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“Essi facevano agli altri ciò che non volevano fosse lor fatto, principio immorale sul quale si forma l’arte della guerra.”

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Lein

martedì 29 luglio 2014

Gadget Librosi


Inutile negarlo: per i lettori accaniti e compulsivi i libri rappresentano buona parte della propria vita e la tendenza è quella di circondarsi (non contenti di avere libri ovunque) di oggetti che ci possano ricordare i nostri amati tesori (o feticci?).

Ecco quindi che i libri diventano gadget preziosi e ambiti, indispensabili alla vita di un lettore e non solo. Oggetti che interessano anche ambiti non propriamente culturali.

Le magliette sono forse le più facili da trovare e aiutano il lettore compulsivo a dichiarare al mondo la propria passione.

Si possono trovare borse con disegni e motivi “librosi” o, per le più temerarie, libri veri e propri che vengono sapientemente trasformati in borse decisamente carine.


Sempre per le signore anche le unghie possono diventare oggetto di stile libresco…



Anche i bijoux sono stati investiti da questa nuova tendenza: sempre più facilmente si possono trovare gioielli (orecchini, braccialetti e collane) ricavati o impreziositi con pagine di libri e, anche se personalmente l’idea di smembrare un libro per ricavarne un bijoux non mi entusiasma per nulla, devo ammettere che il risultato finale è decisamente apprezzabile.



Sempre con riferimento ai bijoux se ne possono trovare di specifici di determinati libri o saghe (famosi sono ad esempio quelli de “Il Signore degli anelli” oppure “Harry Potter”) oppure di molto particolari come questo anello/agendina.



Oramai molto famosi anche i ciondoli rafiguranti i nostri volumi preferiti, generalmente realizzati con paste modellabili come il cernit o la pasta di sale.


E a chi non piace sorseggiare una bella tazza di the o di latte in una tazza letteraria e citazionistica? Famose ormai le Meditathe che offrono una vastissima gamma di questi gadget, adatti a tutti i gusti e a tutti i generi.



Infine anche i segnalibri vogliono la loro parte. Se si ha la pazienza di cercare in internet (o ancora meglio nei mercatini dell’usato) si trovano delle vere e proprie chicche. 



Ovviamente non possono mancare quelli legati ad una specifica saga o libro, esattamente come per i bijoux.

 

Il romanzo surreale: Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki

Casa editrice: Adelphi Edizioni
Traduzione: Anna Devoto
Numero pagine: 255
Quarta di copertina: "Discendente di un'illustre famiglia polacca, contemporaneo di grandi avvenimenti, cui talvolta prese anche parte direttamente, il conte Jan Potocki (1761-1815) acquista durante la sua vita una strana reputazione di eccentrico e di erudito. Sale in pallone con l'aeronauta Blanchard, impresa di minore importanza ma di maggior eco che non quella di annotare, per primo, il linciaggio segreto dei principi circassi... Frequenta i salotti parigini d'avanguardia e in seguito si lega coi Giacobini... Prima di darsi una morte orribile, porta a termine un lungo romanzo pieno di estro che lascia quasi completamente inedito... Nel 1958 la prima parte dell'opera, intitolata Manoscritto trovato a Saragozza, viene ritrovata e pubblicata... Se ne trova improvvisamente arricchita la letteratura fantastica del mondo intero, di cui questo testo, indipendentemente dai suoi altri meriti, costituisce un esempio tra i più alti."

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Alfonso Wan Warden (capitano delle guardie Valloni) deve recarsi urgentemente a Madrid e per farlo decide di attraversare la Sierra Morena, nonostante i più gli sconsiglino caldamente di farlo in quanto si ritiene che quella zona sia infestata da spiriti e demoni di ogni sorta. Da subito il protagonista capisce che c'è qualcosa che non va, a seguito della sparizione improvvisa dei suoi due domestici, eppure - in quanto uomo d'onore - si rifiuta di tornare sui propri passi, avventurandosi sempre di più in quella terra ostile e inospitale. Al tramonto decide di fermarsi in un locanda abbandonata e qui hanno inizio i suoi guai: con lo scoccare della mezzanotte gli si presentano due affascinanti ragazze (forse due succubi?) - Emina e Zibeddé - che gli raccontano di essere sue cugine e che gli chiedono di abbandonare la fede cristiana (in favore di quella mussulmana) e affrontare per loro una serie di difficili prove. Il risveglio da quest’incubo è traumatico: Alfonso difatti si sveglia sotto la forca dei fratelli del bandito Zoto (e più precisamente accanto ai loro cadaveri), senza più nessuna traccia delle due giovani ragazze e incapace di comprendere quanto realmente gli sia successo. Il suo viaggio proseguirà, ma sarà costellato dalla presenza di strani personaggi: indemoniati, inquisitori e l'enigmatica figura dell'Ebreo Errante.

Quest'opera è stata da molti definita come un "romanzo a scatola cinese" nel senso che all'interno di ogni capitolo (ognuno dei quali rappresenta le giornate vissute da Alfonso) ci sono delle "sotto storie", raccontate dagli altri personaggi. Ed è probabile che all'interno di queste "sotto storie" siano contenute altre storie. Ogni capitolo quindi si rivela uno scrigno pieno di segreti, tutto da scoprire.

Tutto il testo è poi un continuo intrecciarsi di realtà e sogno e più si procede con la lettura e più diventa difficile, sia per il protagonista che per il lettore, andare ad orientarsi in quella dimensione onirica e surreale popolata da mostri, demoni e persecutori.

Purtroppo l'edizione dell'Adelphi si ferma solamente alla quattordicesima giornata (con l'aggiunta in appendice di tre racconti riguardanti alcuni personaggi del romanzo) e quindi si ha la netta sensazione di un qualcosa di incompiuto, di un nulla di fatto. Un po' per questo motivo, un po' perché il gioco "a scatola cinese" - di cui abbiamo parlato poco sopra - non è sempre immediato (al quinto livello di storia non riuscivo più a raccapezzarmi!) non son riuscita a godermi appieno questo libro. Ed è un peccato perché in realtà si tratta di un'ottima opera, curata e innovativa sotto molti punti di vista, che potrebbe davvero rivelarsi sorprendente in ogni sua parte. Oltretutto si tratta di un romanzo pieno di mistero, di fantasia e, in alcuni casi, riesce addirittura a sconfinare nell'horror; tutti aspetti che a me intrigano ed interessano.

Forse l'ho letto troppo in fretta, forse dovevo fare una pausa tra un capitolo e l'altro alternando il tutto con una lettura leggera, ma tant'è... credo però che a questo punto lo rileggerò più avanti, assaporando di più ogni singola pagina, e chissà che magari così riuscirò ad attribuirgli un punteggio pieno.

VOTO: 3/5

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Lein

domenica 27 luglio 2014

Scatola nera

Dal premio Pulitzer Jennifer Egan (vinto con "Il tempo è un bastardo") un ottimo esercizio di stile: grazie Minimun Fax!

Lein


Il respiro del drago di Michael Connelly




Casa editrice: Piemme Edizioni
Traduzione: Stefano Tettamanti / Giuliana Traverso
Numero pagine: 355
Formato: e-book
Quarta di copertina: "Fortunato è l'uomo che trova rifugio in se stesso. Una massima che il detective Harry Bosch ha fatto sua e di cui è debitore all'uomo che ora giace sul pavimento dell'emporio di liquori, nella periferia sud di Los Angeles. John Li, un commerciante cinese immigrato da anni negli USA, non ha neppure fatto in tempo ad afferrare la pistola che teneva per difesa sotto il bancone prima di essere freddato con tre colpi al petto. Forse una semplice rapina finita male, niente di insolito in quella zona della città. Ma scorrendo le registrazioni della telecamera di sorveglianza, una sequenza che risale alla settimana prima attira l'attenzione di Bosch: uno strano scambio di denaro tra Li e un giovane asiatico che ha tutta l'aria di essere una tangente. Il ragazzo viene fermato come principale sospettato, e l'ombra della Triade, la potente mafia cinese di cui Los Angeles è una delle roccaforti, inizia a insinuarsi tra le pieghe del caso. Ma questa volta Bosch avrebbe preferito che le sue ipotesi non avessero conferma. Perché nel video che riceve sul cellulare sua figlia, tredici anni, è legata e imbavagliata e fissa l'obbiettivo con uno sguardo che a Harry lacera l'anima. Qualcuno a Hong Kong, dove Maddie vive da sei anni con la madre, ha deciso di mandargli un chiaro avvertimento, colpendolo là dove è più vulnerabile. Bosch sapeva che sarebbe successo. Che, prima o poi, le forze oscure con cui combatte ogni giorno l'avrebbero trovata e usata per avere lui. Quel momento è arrivato."

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Quando mi è stato regalato il mio e-reader (il Kobo Glo della Mondadori) il "pacchetto" d'acquisto comprendeva la possibilità di scaricare gratuitamente tre e-book tra una lista di titoli selezionati da loro, e siccome non ne ho proprio voluto sapere di leggermi Cinquanta sfumature di grigio - seppur gratuitamente - ho optato per questo titolo che è quanto di più lontano ci possa essere dai miei generi preferiti. Non mi piacciono i polizieschi/thriller, ne ho letti pochi e quei pochi sono bastati a farmi stare ulteriormente alla larga da questa categoria di libri. Ma come ho detto non ho quasi avuto scelta e così mi son nuovamente trovata a leggerne uno.

Prima però di buttarmi a capofitto nelle pagine di questo volume ho dato uno sguardo veloce alle recensioni lasciate su aNobii (tra l'altro è una cosa che non faccio praticamente mai) e ne ho trovate di molto positive: ottima trama, gran protagonista, suspance fino alla fine. Bene, mi son detta, forse è la volta buona che mi ricredo circa questo genere.

Ni. Ni perché non ho trovato nel libro tutta questa meraviglia descritta nelle recensioni e perché, dall’altro lato, è stato un libro che si "è lasciato leggere" abbastanza bene. Ma cercherò di spiegarmi meglio.

Anzitutto è il caso di fare una riflessione sulla trama in generale: abbastanza buona. Dal mio punto di vista è articolata bene, i colpi di scena ci sono nella giusta quantità (e non come ne Il cacciatore di occhi di Fitzek dove ad ogni pagina ci si poteva aspettare la novità "imprevedibile") e, tutto sommato, è sufficientemente intrigante, quel tanto che basta a convincerti a girar pagina per vedere che succederà. Tuttavia non si tratta di una storia in grado di sorprendermi realmente, nel senso che nella maggior parte dei casi sono stata perfettamente in grado di capire come si sarebbero messe le cose e che cosa sarebbe accaduto. Forse la colpa è mia, forse guardo troppi telefilm sul genere (CSI, Criminal Minds, ecc...), ma alla fine mi son trovata più volte a dirmi "sì, ma di sicuro questo è innocente" oppure "questa cosa non è come sembra e sarà invece in tal altro modo"... peraltro azzeccandoci tutte le volte.

Sempre in relazione alla trama quello che invece mi è piaciuto sono stati i riferimenti alle Triadi cinesi, con accenni storici che hanno acceso la mia curiosità su un argomento di cui praticamente so poco o nulla.

Ma ora veniamo al punto, a mio avviso, maggiormente dolente dell'intero romanzo: il protagonista. Io non ho la più vaga idea di come potesse essere questo detective Bosch nei romanzi precedenti, ma quello che ho letto in questo mi è ampiamente bastato. Come definirlo? Borioso, arrogante, malfidato e dedito alle entrate in scena stile Rambo non sono aggettivi sufficienti per far comprendere il detective in questione. Si tratta di un uomo di mezza età, detective da molti anni, che da subito mi è risultato molto antipatico visto le sue considerazioni nei confronti del collega più giovane, Ferras. Il nostro beniamino infatti non si capacita di come l'altro detective (dopo essere stato ferito in servizio) tenda a preferire il lavoro d'ufficio piuttosto che quello sul campo, e ad anteporre la famiglia al lavoro di detective. Scusi tanto, detective Bosh, ma non mi sembra una colpa così grave. Non sono tutti come lei che praticamente vive al lavoro.

Punto estremamente irritante numero due: il detective Bosch crede di poter fare tuto da solo. Sempre e comunque. Poco importa se si trova a Los Angeles nel suo, per così dire, "territorio" (l'accanimento e il sospetto contro il collega asiatico Chu mi sembrano veramente eccessivi) oppure ad Hong Kong, circondato da molti nemici e pochi amici. Non si calma, lui vuole agire subito e da solo e non viene mai a più miti consigli anche dopo che questo suo atteggiamento - che io definisco da Rambo (il massimo delle sue idee sono infatti quelle di entrare sparando in qualsiasi camera d'albergo) - ha causato la morte di alcuni suoi cari.

In definitiva un personaggio che mi è risultato indigesto fin dalle prime pagine. E non parliamo della figlia tredicenne, ma quella - fortunatamente per me - la si vede gran poco dato che passa i tre quarti del romanzo rinchiuso in un luogo non meglio precisato. L'unico che mi risolleva un po' la rosa dei personaggi è Sun Yee, il nuovo compagno della ex moglie del nostro detective. Finalmente, e sottolineo il finalmente, un personaggio composto, serio, affidabile che preferirebbe risolvere la questione usando un po' il cervello e non la pistola. Odino ti ringrazio.

Comunque all'inizio della recensione ho anche detto che è un libro abbastanza scorrevole (complice anche un più che buono stile di scrittura) e che non presenta "intoppi" particolari nella lettura. E questo - insieme al personaggio di Sun Yee - l'unico motivo per cui assegno tre stelline. Se fosse stato solo ed esclusivamente per il protagonista sarebbero state molte meno.

VOTO: 3/5

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Lein