mercoledì 27 dicembre 2017

Libridine 2017, ovvero com’è andato il mio anno letterario.




1. Quanti libri hai letto per intero nel 2017?
150 libri tondi tondi, per un totale di 28.328 pagine. In realtà ho in lettura anche un tomone di più di 1000 pagine, ma lo sto centellinando.

2. Quanti ne hai abbandonato?
Nessuno, come al solito. Anche i due libri più brutti che ho affrontato quest’anno sono stati letti fino alla fine. Non ce la faccio proprio a  lasciare una lettura in sospeso.

3. Il primo libro dell’anno?
“Il cavaliere inesistente” di Italo Calvino, un anno letterario partito con il botto.

4. L’ultimo libro dell’anno?
“L’altra metà delle fiabe” (AA.VV) edito AbEditore: un regalo di Natale graditissimo.

5. Il primo graphic novel/manga dell’anno?
“The walking rat” di Leo Ortolani, giusto per dire che i miei livelli di fangherlismo per la fortunata serie di Robert Kirkman hanno ormai raggiunto livelli critici.

6. L’ultima graphic novel dell’anno?
“Dimentica il mio nome” di Zerocalcare. Bellissima come in realtà tutte le opere del fumettista di Rebibbia.  

7. Quanti scrittori e quante scrittrici?
Dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere 88 scrittori e 33 scrittrici.

8. Classifica dei 10 libri migliori?
Una scelta difficile dato che quest’anno ho fatto davvero delle belle letture.
- Angeli minori (ANTOINE VOLODINE)
- Gli occhi degli alberi e la visione delle nuvole (GAGLIARDO/TAPPARI)
- Lasciami andare, madre (HELGA SCHNEIDER)
­- Delitto e castigo (FËDOR DOSTOEVSKIJ)
-­ Il ragazzo cattivo (KATE SUMMERSCALE)
- Il quinto figlio (DORIS LESSING)
- La bambola di Kokoschka (ALFONSO CRUZ)
- Anima (WAJDI MOUAWAD)
- Il posto (ANNIE ERNAUX)
- La cena (HERMAN KOCH)

9. Classifica delle 5 copertine più belle?
Rigorosamente non in ordine:
- Foulsham (EDWARD CAREY)
- L’illusione monarca  (MARCELO COHEN)
- Nel guscio (IAN McEWAN)
- Racconti di diavoli e una favola (ROBERT L. STEVENSON)
- Il commesso (BERNARD MALAMUD)

 10. Il libro peggiore in assoluto? L'hai letto fino alla fine?
Senza ombra di dubbio “Inferno” di Francesco Gungui: uno young adult che cerca di riprendere il filone della Commedia dantesca. Sto ancora cercando di cavarmi gli occhi.

11. Il libro più vecchio che hai letto?
Probabilmente la raccolta “I racconti dell’orrore” di Edgar Allan Poe.

12. E il più recente?
Probabilmente “Dimmi come va a finire” di Valeria Luiselli, ma non ne sono certa.

13. Qual è il libro con il titolo più lungo?
“Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima” di Antoine Volodine. Libro straordinario.

14. E quello col titolo più corto?
"Lions” di Bonnie Nadzam.

15. Quanti libri hai riletto?
Solo i già citati “Racconti dell’orrore” di Poe e “Harry Potter e l’Ordine della Fenice” di J.K. Rowling, quest’ultimo nella nuova traduzione.

16. L'anno prossimo quali vorresti rileggere?
Certamente vorrei proseguire con la saga di Harry Potter. Per l’ennesima volta.

17. Il maggior numero di libri letti dello stesso autore quest'anno?
Anche quest’anno vince Robert Kirkman con 8 volumi del suo "The walking dead".

18. Quanti libri scritti da autori italiani?
39. E sono davvero contenta di star riscoprendo la nostra letteratura.

19. Quanti dei libri letti quest'anno sono stati prestiti della biblioteca?
Nessuno.

20. Quanti dei libri letti quest'anno erano ebook?
29. L’e-reader in viaggio è un vero e proprio salva vita

21. Un personaggio in particolare che ti è rimasto nel cuore?
Uno su tutti: Raskol’nikov del capolavoro “Delitto e castigo”.

22. Un libro che avresti voluto leggere a tutti i costi, ma che ancora non hai letto?
Direi senza ombra di dubbio “Ballando al buio” del mio amato Karl Ove Knausgård. Siamo stati lontani anche troppo a lungo.

23. Quanti libri vorresti leggere nel 2018?
Spero solo di incontrare libri belli come quelli di quest’anno.



giovedì 7 dicembre 2017

Il regalo giusto al momento giusto: qualche consiglio per rendere felice un lettore



Diciamocelo: i lettori forti a Natale sotto l’albero si aspettano di trovare libri. Tanti libri. E si aspettano anche che amici/parenti/conoscenti sappiano perfettamente cosa donare, che riescano a destreggiarsi tra infinite liste dei desideri e, soprattutto, che riescano ad individuare l’unico titolo che ancora non è stato letto o non si possiede. La soluzione adottata da questi nuovi eroi nazionali è molto spesso quella di tagliare la testa al toro regalando un buono da spendere in una qualche libreria fisica o digitale, permettendo così al lettore forte di accaparrarsi quello che meglio crede e più gli aggrada.
Se però non volete essere così impersonali potete sempre decidere di optare per qualcuno dei seguenti consigli di lettura.

·         Per i lettori forti
Come diventare vivi. Un vademecum per lettori selvaggi (Giuseppe Montesano). Bompiani.
Un saggio ben articolato e strutturato sul bisogno di leggere anche e soprattutto in tempi frenetici come quelli di oggi, una riflessione filosofica – che unisce al suo interno spunti antropologici e di attualità – capace di sollecitare l’amore e la necessità per la lettura. Perché, come si legge in quarta di copertina, “il lettore disposto a lasciarsi cambiare dai libri che incontra, pronto a nascere e ad amare di nuovo a ogni pagina, è un lettore selvaggio: nell'avventura ha da perdere solo la sua prigionia, e ha tutta la vita da guadagnare.”

·         Per chi ama viaggiare

Una città o l’altra (Bill Bryson). Guanda.
Libro in puro stile Bryson che, tra il serio ed il faceto, racconta la sua esperienza di viaggio attraverso le principali capitali d’Europa, annotando meticolosamente bellezze e sorprese, ma anche contraddizioni ed incoerenze del Vecchio Continente.





Terre ignote strana gente. Storie di viaggiatori medievali (Duccio Balestracci). Laterza.
Tanti sono quei viaggiatori che tra il medioevo e la prima età moderna si sono addentrati nelle terre dell’Estremo Oriente, abbandonando le loro sicurezze per scoprire la diversità del mondo e dell’Altro. In questo saggio l’autore raccoglie i loro racconti spesso infarciti di leggende, tradizioni nonché di mostri, streghe e luoghi improbabili.

·         Per chi ama la storia

Educazione alla morte (Gregor Ziemer). Castelvecchi.
Un’inchiesta lucida e terribile sul sistema scolastico nazista, per capire meglio come il regime dittatoriale di Hitler sia riuscito ad indottrinare migliaia di persone, convincendole della bontà della propria politica e delle propria ideologia. Tremendamente attuale.





Le Benevole (Jonathan Littell). Einaudi.
Un altro libro sul nazismo e l’Olocausto, lo so. Tuttavia questo (che non mi stancherò mai di ripetere quanto mi abbia cambiato la vita) tratta l’argomento dal punto di vista dei carnefici. Brutali ed efferati assassini oppure ligi burocrati e militari impegnati solo ad eseguire gli ordini? Romanzo straordinario, dalla terrificante forza evocativa in grado di colpire più duramente di un pugno allo stomaco.


La storia stupefacente di Octavian Nothing, traditore della Nazione. La festa del vaiolo (M. T. Anderson). Rizzoli.
Boston fine ‘700: Octavian, ragazzo di colore, trascorre le sue giornate in compagnia di studiosi/filosofi dediti alla scienza e alle lingue antiche. La vita serena avrà presto una brusca interruzione: l’arrivo della Guerra d’Indipendenza cambierà completamente il corso della sua esistenza e quello di molte altre.


·         Per chi ama i racconti
E qui voglio sorprendervi: non vi consiglierò delle raccolte di racconti specifiche, ma piuttosto due case editrici indipendenti che, nell’ultimo periodo, si stanno distinguendo proprio per le pubblicazioni (di altissima qualità) di questo particolare genere letterario: sto parlando di ABEditore e Racconti Edizioni.
Se vi prendete la briga di sfogliare i loro cataloghi troverete vere e proprie chicche adatte anche ai palati più raffinati. 

·        Per chi ama la fantasia

Leviathan. La trilogia: Leviathan, Behemoth, Goliath (Scott Westerfeld). Einaudi.
Trilogia fantasy in puro stile steampunk adatta a lettori più o meno giovani. Trama decisamente originale nel suo progetto di riscrivere la Grande Guerra partendo da fatti storicamente accertati - come l’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando – e modificandoli con estrema naturalezza inserendo elementi di fantasia, quali ad esempio enormi macchine da guerra o bestie geneticamente modificate.

·         Per chi ama l’arte
Storia di artisti e di bastardi (Flavio Caroli). UTET.
Il critico d’arte Caroli racconta il vorticoso periodo (soprattutto italiano) delle avanguardie partendo dalla sua straordinaria esperienza di vita: pittori, curatori e mercanti d’arte ci vengono narrati attraverso un linguaggio intimo e personale che permette di scoprire qualcosa di più su questo particolare periodo dell’arte e dei suoi protagonisti. Edizione curatissima.

·         Per chi ama i fumetti

Macerie prime (Zerocalcare). Bao Publishing.
L’ultima fatica di Zerocalcare e sicuramente uno dei migliori albi che abbia mai scritto. Uno spaccato di vita generazionale descritto in modo estremamente lucido e razionale, ma non senza la consueta ironia che caratterizza tutte le opere del fumettista romano.




Poema a fumetti (Dino Buzzati). Mondadori.
Rescrizione in chiave moderna del mito di Orfeo ed Euridice e probabilmente l’opera che ha portato all’attenzione del grande pubblico italiano la potenza narrativa del fumetto. La nuova edizione inoltre contiene una splendida postfazione che, da sola, varrebbe l’intero acquisto del libro.


·         Per chi ama essere sempre aggiornato sui temi di attualità

Dimmi come va a finire. Un libro in quaranta domanda (Valeria Luiselli). La nuova frontiera.
Valeria Luiselli con la scrittura asciutta e precisa che la contraddistingue racconta la sua esperienza al tribunale di New York come interprete volontaria per bambini sudamericani che giungono illegalmente negli Stati Uniti. Destreggiandosi tra le quaranta domande del questionario iniziale che gli avvocati devono porre ai minori, l’autrice scoperchia il vaso di Pandora e racconta una realtà brutale fatta di abusi, violenza di strada e omicidi.

·         Per chi ama i saggi
L’antropologia di fronte ai problemi del mondo moderno (Claude Lévi-Strauss). Bompiani.
I temi proposti in questa breve raccolta di saggi sono certamente al centro dei dibattiti sociali attuali: la razza, il predominio delle civiltà occidentali e la cosiddetta inferiorità delle popolazioni primitive o del terzo mondo. Lévi-Strauss (forse uno dei più grandi antropologi che il ‘900 ci abbia mai regalato) riesce a portare, con un linguaggio molto chiaro ed incisivo, chiarezza su questi concetti, contestualizzandoli e aiutando il lettore nella loro giusta lettura ed interpretazione.

·         Per chi ama gli audiolibri

Antologia personale di Vittorio Gassman. Poesia italiana dell’Ottocento e del Novecento. Giunti Editore.
Perché ascoltare Gassman leggere i più bei capolavori della nostra lettura è un’esperienza quasi mistica che non può assolutamente essere rimandata.

sabato 26 agosto 2017

Se il sonno della ragione genera mostri: La distruzione di Dante Virgili



Casa editrice: Il Saggiatore
Numero di pagine: 318
Descrizione: Un uomo repellente e luciferino, abbandonato a se stesso nell'orrore di un'estate milanese, sogna l'apocalisse nucleare e rimpiange il Terzo Reich. È stato interprete per le SS, ha amato e perduto una donna di nome Bianca. Adesso che la guerra è finita, lavora come correttore di bozze per un giornale, insegue giovani cameriere e garzoni spinto da un'ossessione sadomasochista e da ciò che resta di una turpe volontà di potenza. È il 1956, la crisi di Suez gli sembra il preludio alla Terza guerra mondiale, una guerra che agogna, igiene di un Occidente immondo che odia, come odia se stesso. "La distruzione", primo romanzo italiano apertamente nazista, apparve per Mondadori nel 1970, mentre il mondo celebrava l'illusione di un futuro di pace e di palingenesi collettiva. Nei due anni precedenti, alcuni dei maggiori intellettuali italiani - tra loro Sereni, Giudici e Parazzoli - valutarono l'opportunità della sua pubblicazione. Doveva essere una bomba a orologeria, accendere polemiche, stanare benpensanti, rivitalizzare come un elettroshock la scena letteraria nazionale con l'irruenza di Celine o de Sade. Non se ne accorse nessuno. Da allora, però, l'opera di Virgili riemerge ciclicamente come un incubo, interrogando con le sue sinistre profezie, con la sua bruciante inattualità.
***
“Il sonno della ragione genera mostri” è il titolo di un’incisione (meravigliosa) di Francisco Goya più volte utilizzato per indicare situazioni in cui il Male sembra attanagliare società e culture, conducendo inevitabilmente a brutalità e storture.
Può forse apparire strano o comunque banale ritrovare qui questa citazione, ma non mi sento di iniziare questa recensione in altro modo. Perché ho terminato La distruzione di Dante Virgili quasi venti giorni fa e non sono riuscita a parlarvene in alcun modo e perché sono disposta a farlo solo ora dopo una meravigliosa vacanza a Praga e una full immersion completa nell’arte e nella cultura della splendida città ceca. E la verità è tutta qui: per sopravvivere ad un libro del genere bisogna circondarsi di quanto ci sia di bello in questo mondo.

Quest’opera, da poco ripubblicata da Il Saggiatore, è un puro concentrato di odio. Odio che permea il linguaggio utilizzato, travalica le situazioni narrate e s’innesta nella mente dell’ignaro e sprovveduto lettore che, nonostante la splendida prefazione a cura di Roberto Saviano, non può in nessun caso essere preparato a quello che si trova davanti e che peggiora, degenera con lo scorrere delle pagine.
Ma non è odio in senso lato quello che si va ad affrontare, non è solo l’odio verso gli altri e verso la società a cui tanti altri autori ci hanno abituati (De Sade, Bataille o lo stesso Céline), ma è soprattutto un odio ancora più bieco perché è rivolto contro sé stessi, contro la propria persona ed il proprio essere.
Il nostro protagonista infatti, ex interprete per le SS durante il periodo di occupazione nazista, nutre un odio viscerale per l’intera razza umana (tanto da augurarsi, appunto, la sua intera distruzione tramite esplosione nucleare o attraverso lo scoppio di una terza guerra mondiale), ma ancor prima per sé stesso, uomo brutto, mediocre ed incapace di instaurare relazioni umane significative con qualsiasi persona incontri. Un uomo che più di una volta ha pensato al suicidio, ma che contemporaneamente è incapace di affrontare la distruzione della propria esistenza.
E quest’odio, denso come melassa, permea tutta la sua quotidianità: il lavoro di correttore di bozze per un giornale non lo soddisfa, lo lascia indifferente e prostrato; così come il rapporto con le donne diviene perverso e malato, fatto di torture fisiche (ma soprattutto psicologiche) atte ad annientare ed annichilire completamente la prostituta o la cameriera di turno. Le amicizie? Non esistono, ma possono identificarsi solo come squallidi rapporti d’interesse e violenza.

È un libro che trasuda apologia di nazismo in ogni sua pagina, in ogni sua riga (Virgili è dichiaratamente nazista) e già questo dovrebbe far capire di per sé di che opera stiamo parlando, ma non per questo è un testo da accantonare con disprezzo o pregiudizio. Sono dell’idea che solo leggendo approfonditamente e cercando di andare oltre le dichiarazioni politiche ci si possa rendere conto di avere tra le mani un buonissimo libro, letale come veleno, certo, ma decisamente in grado di far comprendere il Male che ci investe e ci fa dimenticare di essere umani.

La scrittura poi è complessa come in pochi altri libri la si può trovare (uno su tutti l’Ulisse di Joyce) ed caratterizzata nientemeno che da un lunghissimo flusso di coscienza, dove riflessioni e dialoghi si susseguono senza soluzione di continuità e punteggiatura di alcun tipo e dove gli stessi pensieri del protagonista sono un continuo alternarsi di lingua italiana e tedesca (non temete: nell’edizione de Il Saggiatore troverete tutte le traduzioni in appendice).

Un libro ostico quindi che potrebbe indurvi a chiuderlo dopo pochissime pagine, anche se così facendo vi privereste di una preziosa occasione di comprendere meglio l’animo umano e le ombre che si celano anche nel vostro. Affrontatelo dunque senza paura e accettate tutto quello che un’opera di questo tipo può lasciare: odio, sgomento, fascinazione.
Un unico consiglio: a lettura terminata, se non potete partire per Praga come la sottoscritta, fate incetta di foto di gattini, altre immagini zuccherose e riempitevene gli occhi. 
Perché all’odio, anche al vostro, c’è sempre e comunque un antidoto.

VOTO: 4*/5