martedì 11 aprile 2017

Quando Lolita è lontana anni luce: La figlia femmina di A. Giurickovic Dato



Casa editrice: Fazi Editore
Numero di pagine: 191
Descrizione: Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia? La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.”
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Negli ultimi anni il ritornello è sempre lo stesso: sei un autore con fantasie pruriginose che scrive decine di libri che trattano il rapporto uomo adulto/minorenne e qualcuno ti fa notare la perversione della cosa? Nessun problema: tira fuori Nabokov e Lolita ed è tutto apposto (e sì, il sopracitato autore esiste veramente).
Scrivi un libro, candidato allo Strega 2017, in cui una ragazzina di tredici anni cerca di sedurre il compagno della madre? Banalizzi i temi dell’incesto e della pedofilia? Tranquilla, che sarà mai. Basta scrivere in quarta di copertina che ci sono riferimenti ed analogie con Lolita e sicuramente il pubblico lo adorerà.
Ecco, se si avesse la compiacenza di lasciare Lolita e il buon Nabokov dove sono saremmo tutti molto più felici e soddisfatti.

La figlia femmina è un potpourri di idee e tematiche estremamente importanti e delicate, sviluppate male e approfondite peggio. Ed ora mi spiego con più chiarezza, cercando di mettere da parte il fastidio che questa lettura mi ha lasciato.
Maria, bimba di pochi anni, viene - durante la sua infanzia - ripetutamente violentata dal padre, figura nel suo immaginario quasi mitica ed onnipotente. Ai suoi occhi di bimba è tutto molto confuso: il papà la ama, le vuole bene ed è per quello che tutte le notti va da lei. Maria non riesce a collocare nella giusta proporzione quello che le accade, sa solo di non dover tradire il genitore anche se questo vuol dire stare male e soffrire. La psiche di una bimba di quattro anni va presto in frantumi: iniziano i comportamenti disadattivi, l’autolesionismo, il tentativo di riprodurre quello che viene fatto a lei su altri compagni di classe. In sostanza, una serie di segnali sos che nessuno coglie e a cui nessuno dà credito.
Parallelamente l’autrice ci narra anche le vicende di una Maria più grande, ora tredicenne, che a seguito della morte del padre/carnefice si trova a viver da sola con la madre nella grande città di Roma. Continuano gli sbalzi d’umore e le fatiche, la rabbia non più repressa e il dolore ora manifesto.  Tutto scorre quasi senza vie d’uscita fino a quando la madre (ovvero la grande assente di questo romanzo) decide di invitare a pranzo il nuovo compagno e di presentarlo a Maria. E qui la trasformazione: Maria diventerà una creatura sensuale e affascinante, consapevole della propria bellezza e capace di utilizzarla per irretire il malcapitato di turno e farlo cadere – letteralmente – tra le sue braccia.

Ma perché ho detto che i temi sono banalizzati? Perché non sono approfonditi, perché la figura del padre che si masturba mentre guarda di nascosto la figlia di amici in piscina è talmente scontata da essere addirittura prevedibile. Perché il dramma di una bambina di quattro anni che subisce ripetutamente abusi da parte di un genitore non può essere ridotto a poche pagine dove si buttano a casaccio una serie di reazioni che potrebbero apparire adeguate alla situazione. Come era capitato lo scorso anno per La femmina nuda di Elena Stancanelli (potete trovare la recensione qui) anche in questo caso è come se l’autrice avesse aperto un manuale di psicologia infantile, cercato il capitolo sugli abusi sessuali e ricopiato tutto quello che ci trovava.
Con temi di questo tipo la superficialità dovrebbe essere bandita.

E anche l’idea – praticamente perfetta – di far diventare Maria una piccola seduttrice di uomini, facendole interiorizzare il comportamento deviato del padre e rendendola incapace di controllare la propria sessualità, è stata sviluppata non solo in malo modo ma in maniera completamente errata. L’autrice vuole insinuare un dubbio atroce nel lettore: se Maria a soli tredici anni è capace di fare questo, allora forse non era così tanto innocente nemmeno nel rapporto con il padre. Ed in quarta di copertina leggiamo: “gli innocenti sono pure colpevoli”.
Avete assimilato bene? Avete compreso la follia di questa affermazione?
Se sì, sapete perché mentre leggevo non riuscivo a darmi pace.
Certo che un adolescente che ha subito abusi sessuali può a sua volta mettere in atto comportamenti sessuali eccessivi e  deviati, ma non lo fa di certo perché in lui c’è qualcosa di sbagliato o perverso. Quest’idea è davvero di una gravità oscena.

L’unica nota positiva è data dalla caratterizzazione della figura materna che prima ho definito come “la grande assente”. Difatti, Silvia cerca di non vedere quanto sta succedendo alla figlia, mette a tacere i sospetti che s’insinuano in lei tramite la voce della nonna e delle insegnanti. Finge di vivere nella famiglia perfetta, scandisce le sue giornate tra la preparazione di pranzi succulenti e gite fuoriporta. Volta la testa dall’altra parte, si mette una mano sugli occhi e grida al mondo la bontà di suo marito. Ecco, lei è forse l’unico personaggio caratterizzato in modo realistico (la madre che difende il marito dalle accuse di violenza pur di non veder sfasciata la famiglia è una figura ben nota anche nella cronaca attuale).
Sarebbe stato più sensato che Maria seducesse il compagno della madre per farla pagare proprio ad una figura genitoriale assente e cieca. Così sarebbe stato tutto meno superficiale.

La scrittura è semplice, pulita e molto scorrevole (il libro si legge d’un fiato, in un paio d’ore), i salti temporali ben gestiti e non confusionari, ma questo non è certo sufficiente a far passare in secondo piano la pochezza e l’inconsistenza della trama che, ripeto, poteva davvero essere buona, ma che si è persa nella volontà di trasgredire e di dipingere un’adolescente ammaliante e seducente.

Qui dentro di Lolita ahimè non c’è proprio nulla.

VOTO: 2*/5