domenica 9 luglio 2017

Cronaca (librosa) di una vacanza annunciata - Parte prima



Buona parte delle mie vacanze estive sono costituite da una giusta dose di sole, mare come se non ci fosse un domani, scorpacciate di gelato e – ovviamente – letture. Tante letture.
E la voglia di raccontarvi cosa ho letto è talmente tanta che ho deciso di farlo al più presto in questo mio angolino, raccontandovi in breve i libri che ho affrontato in questa prima settimana di relax.

Schiavi dell’inferno – Clive Barker (2*/5)
In un recente video (che potete trovare qui) vi avevo raccontato il mio tentativo di riapprocciarmi a quest’autore attraverso una storia per ragazzi che – ad onor del vero – mi aveva lasciato piacevolmente sorpresa. Perché non cercare quindi di recuperare anche qualcosa di più significativo? Seguendo vari consigli mi sono buttata su Schiavi dell’inferno: non eccessivamente lungo (nemmeno 150 pagine) e famoso per aver ispirato il film horror “Hellraiser”. Che dire? Forse un po’ troppo splatter per i miei gusti, con dettagli truculenti che – pur non disgustandomi – mi hanno lasciato un vago senso di repulsione per la storia narrata. Anche la vicenda di per sé non mi ha entusiasmato, iniziando e concludendosi senza infamia e senza lode, rendendo poco più che delle comparse le figure dei Supplizianti di cui invece avrei voluto sapere di più. Molto interessante invece i continui riferimenti al binomio amore/morte, Eros e Thanathos, sul quale difatti si regge l’intera narrazione.

La pazza di Itteville – Georges Simenon (3*/5)
Brevissimo racconto con protagonista l’ispettore G7, predecessore del più famoso Maigret. La vicenda, pur basandosi su un intreccio decisamente interessante ed insolito (l’amore tra uno psicanalista ed una donna, appunto, pazza), è troppo corta per permettermi di farmi un’idea precisa delle caèacità narrative dell’autore. Le poche pagine sono però sufficienti a farmi intuire le grandi doti stilistiche di Simenon, facendomi ripromettere di approfondire quest’autore che ha tutte le carte in tavola per sorprendermi ed affascinarmi esattamente come Arthur Conan-Doyle.

Il diavolo in corpo – Raymond Radiguet (3*/5)
Due le premesse fondamentali. La prima: ho voluto approcciarmi a questa lettura perché Radiguet è stato per tantissimi anni legato sentimentalmente al più famoso Jean Cocteau (che all’epoca si fece promotore ed intermediario per la pubblicazione di questo libro). La seconda: la vicenda narrata mi ha ricordato tantissimo I turbamenti del giovane Törless di Robert Müsil e, per alcuni versi, anche I dolori del giovane Werther di Goethe. Radiguet ci narra la storia d’amore del protagonista adolescente (di cui volutamente non viene mai fatto il nome) e una ragazza più grande di lui e già sposata. Sembrerebbe invero tutto molto banale se l’autore non trasformasse il resoconto di questa storia in un lungo incubo nella vita, nei pensieri e nelle esperienze di due ragazzi giovanissimi. Quello che però è davvero interessante è – a mio avviso – la capacità che Radiguet ha avuto nel caratterizzare alla perfezione un protagonista che tende all’infanzia e, simultaneamente, alla vita adulta. La prima tendenza rappresentata magistralmente dal rapporto con il padre – che pur comparendo poco – incombe continuamente sulle esperienze del giovane, mentre la seconda dalla relazione amorosa e sensuale con Marthe.

Psycho – Robert Bloch (4*/5)
Quando davvero la letteratura di genere fa centro. La storia (resa famosa dall’omonimo film di Hitchcock) di Norman Bates - uomo di mezza età che si trova vincolato in un rapporto malato e simbiotico con la madre – è resa vincente da una scrittura incalzante e suggestiva nonché da una trama ben architettata che – se non avete visto il film od ascoltato il brano di Caparezza “Kevin Spacey” – lascia davvero a bocca aperta.

Harry Potter e l’Ordine della Fenice – J.K. Rowling (5*/5)
E questa è la rilettura del mese. Solo brevissime impressioni personali sparse: ho creduto per anni che il mio libro preferito della storia congeniata da J.K. Rowling fosse il sesto, ma mi sbagliavo: è senza dubbio questo, per i cambiamenti psicologici che apporta nei personaggi e  più in generale per la svolta cupa e dolorosa che imprime all’intera saga. E perché dalla morte che vi viene raccontata io non mi sono mai ripresa.
Riconfermo inoltre quanto già detto precedentemente: la nuova traduzione è molto più adeguata e coerente con il testo originale, sebbene affettivamente io continui a pensare a luoghi e protagonisti con il loro vecchio nome.






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