domenica 16 luglio 2017

Cronaca (librosa) di una vacanza annunciata - Parte seconda



Oggi giornata decisamente uggiosa e fredda per cui meglio approfittarne e parlarvi delle letture fatte questa settimana, tra racconti, autori amati (Jean Cocteau) e belle scoperte.
Preparatevi: sono tantissime.

Valporno – Natalia Berbelagua (3*/5)
La realtà supera la fantasia: questo ci ricorda la Berbelagua nella prefazione. Ed è questo che è accaduto: un esperimento su un blog è diventato il pretesto per mettere in scena le perversioni più oscure dell’animo umano. Brevi racconti per parlare di sessualità in modo distorto, puntando il dito su quelle che generalmente vengono definite dai più come depravazioni. Racconti che se fossero musicati potrebbero tranquillamente essere inseriti in un album di Herr Till Lindemann. Forse è per questo che li ho apprezzati senza riserve.

Il Re degli Elfi – J. W. von Goethe  (4*/5)
Nella nuova collana “Quanti” di Einaudi l’idea è quella di proporre una sola poesia (o come in questo caso una ballata) accompagnata da un lungo saggio di approfondimento. È geniale: la poesia non è d’immediata comprensione come può invece esserlo la prosa, per cui un commento può aiutare a destreggiarsi senza incappare nel rigetto per qualcosa che non si capisce. Il commento di Enrico Ganni mi ha letteralmente illuminato con un’interpretazione completamente inattesa che da sola non sarei certamente stata in grado di individuare, limitandomi a leggere il testo come una ballata germanica caratterizzata da elementi fantastici e magici. 

Cattivi – Maurizio Torchio (3*/5)
Un lungo monologo – dal punto di vista di un prigioniero destinato all’isolamento – sulla vita dei detenuti, delle guardie penitenziarie e del carcere stesso. Ci vengono raccontate storie, speranze e vicende concatenate l’una all’altra, a ricordare che all’interno di una struttura penitenziaria non può esserci spazio per l’individualità. Il periodo storico è quello dei sequestri di persona e dei prigionieri politici, il carcere probabilmente quello dell’Asinara. La scrittura mi è risultata troppo artificiosa (si sente molto la mano dell’autore) e, purtroppo, ha reso la lettura poco scorrevole ed eccessivamente statica  (cosa per altro non completamente sbagliata se si considera l’ambientazione). Peccato.

I ragazzi terribili – Jean Cocteau (4*/5)
Un rapporto simbiotico, morboso e malato lega i fratelli Paul ed Elisabeth. Un rapporto fatto di giochi spesso al limite della moralità e dell’etica, giochi di dominio e sudditanza, giochi che in alcuni momenti arrivano anche a coinvolgere cari amici della coppia che improvvisamente si ritrovano catapultati in un mondo fatto di prevaricazione psicologica e potere. I ragazzi terribili divengono di fatto una sorta di diade onnipotente (ed in alcuni momenti rispecchia, assumendone tutte le caratteristiche, proprio la diade onnipotente psicanalitica rappresentata da madre e figlio) dalle quale escludono tutto e tutti e che rimarrà chiusa ed esclusiva fino alla tragedia finale. La scrittura in questo romanzo diventa uno strumento perfetto e potente per attirare il lettore all’interno di questo piccolo mondo, facendogli assaporare angoscia, paura e follia. Molto bello anche il saggio introduttivo.

Gli occhi dell’eterno fratello – Stefan Zweig (4*/5)
Cos’è la giustizia? Si può sperare di raggiungere in qualche modo la condizione di “giusto”? Sono queste le domande implicite che Zweig pone in questo brevissimo racconto. E la risposta è agghiacciante: la giustizia, qualunque cosa si faccia, è impossibile da perseguire ed il rischio che si corre nel tentativo di renderla parte della propria vita è quello di essere allontanato ed accusato dagli occhi dell’eterno fratello, dall’Altro, che si sentirà sempre vittima. Libricino di una profondità davvero spiazzante.

La baracca dei tristi piaceri – Helga Schneider (3*/5)
Dopo Lasciami andare, madre mi ero ripromessa di approfondire meglio quest’autrice e la scelta è ricaduta su questo titolo che ai miei occhi ha avuto sin da subito il pregio di trattare argomenti poco conosciuti e approfonditi dell’Olocausto: la costruzione di case di piacere in alcuni dei più grandi campi di concentramento (nello specifico nel libro si parla di Buchenwald) e gli esperimenti che venivano fatti dai nazisti per guarire l’omosessualità. Ammiro davvero molto la scelta fatta dall’autrice e devo ammettere di essermi trovata per le mani un romanzo molto doloroso, ma la scelta narrativa (quella appunto di utilizzare la forma del romanzo) non mi ha pienamente convinto. Tra le pagine inoltre ci sono storie collaterali alla principale che non vengono approfondite e vengono lasciate cadere nel nulla come se fossero di poca importanza, come se l’autrice stessa non sapesse cosa farsene.

I Romanov: 1613/1918 – Simon Sebag Montefiore (3*/5)
Da leggere solo ed esclusivamente se si è davvero appassionati di questa Dinastia e della Russia, altrimenti conviene lasciar perdere. Quasi mille pagine di date, numeri e relazioni famigliari che si susseguono senza tregua. Una mastodontica (non c’è altro modo per descrivere questo libro) monografia che manca dello stile romanzato utile a rendere un testo del genere più fruibile (e di libri in grado di unire storia ad uno stile fresco e accattivante senza perdere la connotazione di testo storico ce ne sono parecchi, basti pensare ad esempio a Rasputin di Henry Troyat). Molto belle le sezioni dedicate ad Alessio I, a Caterina La Grande e – ovviamente – a Nicola II.

Il colle degli impiccati – José Maria Eça de Queiròs (3*/5)
Scrittore portoghese a me completamente sconosciuto che ho avuto la possibilità di approcciare grazie al sempre affascinante catalogo Lindau. Brevissimo racconto nero che ha, per l’appunto, come co-protagonista un uomo morto per impiccagione. La narrazione è resa unica da uno stile assolutamente perfetto, addirittura lirico e poetico in alcuni passaggi. Il lettore viene accompagnato per mano attraverso la vicenda e viene pervaso da una sorta di meravigliato stupore, fino a quando all’improvviso il racconto termina e si è costretti a svegliarsi. Per lettori curiosi.







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