lunedì 24 luglio 2017

Cronaca (librosa) di una vacanza annunciata - Parte terza



Le mie vacanze scorrono veloci e così anche le mie letture. Il numero di libri di cui voglio parlarvi è decisamente inferiore rispetto a quello della settimana precedente (anche perché sono impegnata – nel senso che non riesco a staccarmene - con un tomone di più di mille pagine del quale spero di riuscire a parlarvi a breve), ma sono comunque riuscita a fare delle scoperte piacevoli e decisamente interessanti. Due soprattutto.

Chirù – Michela Murgia (4*/5)
Michela Murgia sa scrivere bene: in un mare di scrittori italiani dal dubbio talento, lei è decisamente un’autrice in grado di utilizzare l’italiano in maniera egregia. Chirù è una storia d’amore e redenzione, una storia tra una maestra (di vita) e il suo allievo adolescente che cerca qualcuno che possa credere in lui e che al contempo riesca a dare delle risposte di senso ai grandi interrogativi dell’esistenza. La narrazione, nonostante la staticità degli eventi narrati, è caratterizzata da una grandissima intensità emotiva che riesce a rendere la lettura molto fluida e che, soprattutto, aiuta il lettore ad empatizzare fortemente con i protagonisti in scena. Alcune domande irrisolte (sospetto volutamente) lasciano un po’ l’amaro in bocca, ma in definitiva la lettura è arricchente non fosse altro che per lo stile.

Una città o l’altra. Viaggi in Europa – Bill Bryson  (3*/5)
Raccontare dei propri viaggi senza rendere la narrazione noiosa e ripetitiva non è un’impresa facile, ma se sei Bill Bryson allora il discorso cambia. L’ironia (che spesso sfuma in un più marcato cinismo) e la capacità che questo autore ha di leggere le situazioni circostanti sono gli elementi vincenti dei suoi libri. Il lettore si ritrova da un lato a sogghignare più volte per le sventure capitate all’autore e dall’altro a prendere convulsamente appunti su tutti i meravigliosi posti visitati (nello specifico parliamo d’Europa) che spesso rientrano prepotentemente nell’immaginario comune come viaggio ideale (chi non si è mai ritrovato a sognare di viaggiare per un intero continente in modo del tutto spensierato e libero?).

Per questo mi chiamo Giovanni – Luigi Garlando (5*/5)
È un libro per ragazzi che ha da dire molto anche agli adulti. La storia di Giovanni Falcone e della mafia raccontata in modo semplice da un padre al proprio figlio come regalo di compleanno, diventa il pretesto per riconoscere e denunciare i soprusi dei prepotenti sui più deboli, siano essi esercitati su piccola scala (il bambino che fa il bullo e ruba la paghetta agli amici) sia che si parli di malavita vera e propria. Una lettura molto forte nella sua semplicità e chiarezza, attualissima soprattutto se si pensa ai recenti fatti di cronaca che hanno visto le statue ed i memoriali per Falcone e Borsellino deturpati da ignoti vandali.

La bambola di Kokoschka – Alfonso Cruz (5*/5)
Sulla scia de Il manoscritto trovato a Saragozza di Potocki, La bambola di Kokoschka è un breve romanzo strutturato “a scatola cinese”: una storia dentro una storia che è a sua volta dentro ad un’altra storia e così via. La differenza essenziale però che c’è tra questo e il libro dell’autore polacco è che il racconto (basato sulla distruzione della città di Dresda durante la seconda Guerra Mondiale e sulla vita de suoi sopravvissuti) è infarcito di metafore sulla vita e sulla libertà, sull’amore e sulla morte, sulle bugie e sulla prevaricazione. Lo stile tocca picchi di straordinario lirismo e alle volte si ha l’impressione di star affrontando una lunga poesia più che una prosa. È un libro eccezionale, doloroso e vitale al tempo stesso. Di sicuro una delle migliori letture dell’anno.

La lettera – William Somerset Maugham (3*/5)
Un brevissimo racconto giallo, spiazzante nella sua semplicità, arricchito da un notevole stile di scrittura e dalla capacità che Maugham ha in ogni suo libro di puntare il dito sui problemi più spinosi e delicati della società dell’epoca (nello specifico un caso di stupro). Le ambientazioni orientali sono sempre estremamente dettagliate dando al lettore l’impressione di poter sentire realmente i suoni, gli odori e la confusione di grandi città come Singapore e Honolulu.




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